L’AUTRE VIVIAN – L’ALTRA VIVIAN MAIER – Castelnuovo Magra (1 giugno – 14 ottobre)

Venerdì 31 maggio 2018 verrà inaugurata “L’autre Vivian. Un viaggio inedito
nella Francia di Vivian Maier in 6 piani – foto, animazioni, parole, musiche,
registrazioni, interviste, video-” a Castelnuovo Magra e rimarrà aperta fino al 14
ottobre 2018.
L’esposizione si inserisce nel ricco calendario di mostre per il 2018 organizzate dal
Comune di Castelnuovo Magra e dall’Assessorato alla Cultura, presso la Torre del
Castello dei Vescovi di Luni, che, negli ultimi anni, grazie alle due fortunate mostre di
Erwitt, McCurry, Tano D’Amico, Mario Dondero e Bruce Chatwin si è andata
affermando come un importante luogo espositivo per la fotografia e non solo.
L’ allestimento di quest’anno è dedicato a Vivian Maier e all’incredibile storia di una
bambinaia statunitense che per tutta la vita ha segretamente coltivato la passione per la
fotografia. Soltanto con la scoperta casuale delle sue fotografie e il suo debutto
praticamente postumo si è imposta come un caso internazionale. L’allestimento è curato da Roberto Carlone, Caterina Cavallari (i quali, in questi ultimi due anni, stanno
portando in giro un fortunato spettacolo dedicato alla fotografa) e dall’associazione
Archivi della Resistenza di Fosdinovo (MS) che è il gestore del vicino Museo
Audiovisivo della Resistenza, anch’esso uno dei partner del progetto. Di fondamentale
importanza è poi la collaborazione con l’associazione francese “Vivian Maier et le
Champsaur”, che raccoglie testimonianze del rapporto di Vivian con la Francia. Infatti
Champsaur è la valle francese nelle Alte Alpi, di cui era originaria la madre di Vivian,
Maria Jaussaud, che introdusse la figlia al mondo della fotografia, e in questo luogo
Vivian tornò più volte nel corso della sua vita: ad esempio ha qui trascorso parte della
sua infanzia, dai sei ai dodici anni. La dimensione francese della Maier è un lato ancora
più nascosto della sua misteriosa vita: per questo L’autre Vivian ci restituisce una
fotografa in parte diversa da quella conosciuta fino ad oggi in Italia.

Descrizione progetto
Vivian Maier nella torre di un castello di 6 piani. Un viaggio verticale verso le altezze
in un paesaggio perdifiato a 360 gradi. Entrare per qualche momento nella sua vita,
cercare di pensare, di vedere il mondo con i suoi occhi. Gli occhi di una donna dalla
sensibilità eccezionale, che ha passato una vita a nascondere le sue opere, che ha voluto
testardamente ed affettuosamente tenere sempre con sé la leggerezza degli anni passati in
Francia. Quello che sentiva, quello che vedeva, i suoi stimoli, le sue sensazioni, i suoi
segreti, le sue paure. La sua formazione europea (l’età scolare e poi le sue prime foto
scattate all’età di 25 anni) ha influenzato la sua visione del mondo. Sorrisi, semplicità,
rapporto con la natura, attenzione al paesaggio. Vivian Maier volava sopra le cose e con
le persone, scopriva la sua curiosità e la sua attrazione verso le persone attraverso
un’empatia straordinaria che portava a scoprirle come solo un rapporto di amore può
esplorare.
Un vero viaggio attraverso 50 foto (alcune provenienti da una collezione privata e
mai esposte in Italia e altre, invece, stampate da lei e autografate sul retro, le uniche
originali esistenti) oltre ad interviste, video, animazioni, musiche, suoni, mapping,
ambientazioni. Una nuova idea di fruire la complessità di una artista, di una persona, di
una donna. Non la solita mostra. Un’altra Vivian Maier, appunto.
La Maier è stata una fotografa formidabile, dotata di un talento superiore che le
permetteva di scattare foto senza nemmeno vederle, frutto di lunghi, accurati e
appassionati studi. Ha approfondito la fotografia restando sempre fuori dal clamore del
fotografo di moda, anche se in tale maniera è stata sempre sfruttata. Una storia di tempi
sbagliati per lei che non sbagliava mai il tempo, come ci rivelano i suoi splendidi scatti.
Un tempo che grazie a moltissimi “collezionatori” si è riallineato e che vuole riallinearla
con una umanità troppo spesso dimenticata.
L’esposizione propone e racconta in maniera inusuale ed innovativa in una forma
che riunisce fotografie originali autografate, ristampe moderne, esperimenti, musiche,
ambientazioni scenografiche, video, mapping, percorsi teatralizzati, animazioni, moduli
interattivi. Un racconto sul binomio fotografia-vita, sulla forza e sul mistero di una donna sola e forte che ha abbracciato il mondo catalogandolo e sull’onestà e
sull’essenzialità dell’arte, senza tralasciare domande profonde sulla natura dell’arte
fotografica, sulla gratuità del gesto fotografico e sull’attenzione alla realtà del momento
unico e prezioso legato allo scatto.
Lei ha archiviato il mondo con la pretesa di metterlo da parte, perché lo conosceva
perfettamente pur mantenendone le distanze. E dal punto di vista sociale è stata una
documentatrice preziosa di un mondo che perdeva le sue radici popolari e semplici
legate alla terra, vendendosi al consumismo e all’inurbamento più selvaggio in di uno
sviluppo senza progresso, generando mostri e un disagio esistenziale.
Sarà come entrare nel suo mondo pericoloso e contrastato, in una favola, attraverso
un armadio che cela un passaggio segreto, il suo segreto, la sua libertà. Una libertà così
forte che l’ha portata fino a fare uno sberleffo alla fotografia, suo bene più segreto.
L’allestimento sarà visitabile per più di quattro mesi (da giugno a metà ottobre 2018)
e sarà supportata da varie iniziative: incontri, film, workshop, spettacoli e un convegno.
L’idea della mostra da realizzarsi ad hoc nello spazio della Torre del Castello dei
Vescovi di Luni a Castelnuovo Magra, nasce dalla frequentazione tra Archivi della
Resistenza e Roberto Carlone, il quale oltre ad essere fotografo è uno dei musicisti e
fondatori della Banda Osiris. In questi ultimi anni Roberto Carlone e Caterina Cavallari
sono stati protagonisti di un’intensa attività di studio su Vivian Maier, che li ha portati a
realizzare uno spettacolo di grande successo (“Gli occhi di Vivian Maier – I’m a camera”)
presentato già in tre nazioni (Italia, Francia e Svizzera), un documentario in fase di
montaggio che coinvolge personaggi e istituzioni internazionali nei luoghi dove ha
vissuto la grande fotografa. In questo percorso è stata fondamentale la felice
collaborazione con l’Association Vivian Maier et le Champsaur, che conserva
preziosi documenti fotografici di Vivian e sul suo rapporto con la Francia. Questa
esposizione diventa il coronamento e la sintesi di tutto il materiale raccolto durante
queste ricerche, ma non è una semplice mostra fotografica, cerca piuttosto di
assomigliare a un libro vivente, a una visita guidata, a una discreta ed emozionante
scoperta di un lato nascosto e molto umano di Vivian Maier.